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Primo esperimento di scrittura di una fiaba per bambini, immaginato insieme all’amica Rosaria Borzacchiello. Su un’isola piccina piccina vive uno spaventoso tirannosauro arrabbiato…

Che la dinosaurietà sia con voi!


In un posto lontano lontano, esiste un’isola piccina piccina. È un’isola molto speciale, perché in mezzo ad alberi alti e bassi, vive un grosso e spaventoso dinosauro.
Un dinosauro? Direte voi bambini. Non un dinosauro qualsiasi. Un enorme tirannosauro!
Tinny, questo il suo nome, si aggira per l’isola ringhiando, spaventando gli animali e facendo tante altre cose che un buon tirannosauro fa di solito.
Un giorno Tinny, camminando nel bosco schiacciando tutte le piante, si imbatte in una fila di formichine che stanno tornando nella loro casetta.
Arrabbiato come sempre, Tinny fa per schiacciare il formicaio, ma ecco che subito le formiche si mettono sotto la sua zampa e, con la loro enorme forza, lo fermano.
- Perché vuoi schiacciare la nostra casa? – gli chiedono le formichine.
- Perché sono un tirannosauro, e faccio quello che voglio! – risponde Tinny mostrando i denti aguzzi.
Una formichina coraggiosa esce dal gruppo, e arrampicandosi sulla zampa e poi sul corpo del dinosauro, raggiunge il suo enorme testone. Tinny cerca di scrollarsela di dosso, ma non ci riesce.
- Pssst – gli sussurra in un orecchio la formichina – perché sei così arrabbiato? -
- Perché sono un tirannosauro! Devo essere arrabbiato! – risponde arrabbiato Tinny.
- Ma no – ride la formichina – perché non vai da Fante l’elefante? -
- Non mi piace la carne di elefante, è troppo dura – risponde il dinosauro.
- Non devi mangiarlo! Non bisogna mangiare gli animali, sai? -
- Ma io sono un tirannosauro! – si lamenta lui.
- Facciamo un patto? Se lo ascolterai senza mangiarlo e non ti piacerà, potrai schiacciare il nostro formicaio tutte le volte che vuoi. -
Tinny, incuriosito dall’insolita proposta, accetta. Con grandi balzi delle grosse zampe raggiunge la radura indicatagli dalla formichina.
Lì, davanti a un laghetto, siede Fante l’Elefante, l’enorme sedere poggiato a terra e la proboscide annodata su se stessa. Intorno a lui il prato è pieno di margherite canterine, che intonano felici una dolce melodia.
- Ciao, sono Tinny – ringhia il tirannosauro – le formiche mi hanno detto di venire da te. -
Fante rimane in silenzio, gli occhi chiusi, mentre alcune farfalle dispettose cercano di distrarlo dal suo passatempo preferito: riflettere sulla bellezza del mondo, che per Fante è limitato alla propria radura, dato che essendo molto pigro non si è mai mosso di lì.
Il tirannosauro, sempre più spazientito, ruggisce contro l’elefante, facendogli svolazzare le grandi orecchie, ma senza altre reazioni. – Ehi! Rispondimi! -
- Ti ho sentito la prima volta – esclama Fante, senza neanche aprire gli occhi. -
- Le formiche mi hanno detto di parlarti del mio carattere… -
- Quale carattere? – scherza l’elefante.
Tinny gli ringhia contro, ma lui rimane impassibile.
- Siediti come me, a gambe e braccia incrociate… – gli suggerisce, perché ordinare qualcosa a un tirannosauro è sconveniente. Il dinosauro si guarda le corte zampette anteriori, e sospira.
- Scherzavo – continua Fante. – Siediti e basta. Dimmi, perché distruggi e mangi tutto? -
- Perché sono un tirannosauro! – risponde arrabbiato Tinny.
- Perché invece di spaventare tutti non provi a farti degli amici? -
- Amici? I tirannosauri non hanno amici. Non ci sono altri tirannosauri, qui… -
- Ahhh – sospira Fante – ecco. Quindi ti senti solo. -
Tinny ci pensa un po’ su, e poi annuisce. – Certo, se ci fossero altri dinosauri almeno… -
- E se ti dicessi che non sei l’unico? -
- Mi prendi in giro? Non c’è nessun altro come me, qui -
- Qui no. Tanto tempo fa incontrai una tartaruga che sosteneva di provenire da oltre il grande fiume… -
- Oltre il grande fiume? È impossibile, non c’è niente… -
- Sì invece. Ci sono altre isole. E su una di esse, mi ha raccontato la tartaruga, viveva una nobile famiglia di tirannosauri, con una cucciola che ora dovrebbe avere più o meno la tua età. -
Tinny è improvvisamente interessato al racconto. – Ti ha detto come raggiungerla? -
- Sì, se vuoi te la posso indicare. -
Tinny si alza di scatto, schiacciando molte margherite canterine. Fiero nella sua dinosaurietà, ruggisce al cielo. – Troverò i miei simili! – annuncia.
Fante, che da anni ormai non si muoveva dalla sua radura, alza l’enorme sedere e si avvia verso un sentiero nel bosco. – Forse è venuto il momento di fare una passeggiatina – scherza.

Cammina cammina, i due insoliti compagni attraversano tutto il bosco centrale dell’isola, arrivando alla spiaggia del grande fiume, in realtà un oceano.
- Eccoci – esclama Fante fermandosi e sedendosi pesantemente sulla spiaggia, provocando un cratere con l’enorme sedere.
- E ora? – chiede Tinny confuso.
- Ora devi attraversare il grande fiume, in quella direzione. – Fante indica un punto all’orizzonte, verso ovest.
- Come faccio? Non so nuotare – piagnucola il tirannosauro.
- Costruisci una zattera – suggerisce l’elefante.
- Non so costruire una zattera. -
- Ti insegno una cosa. Se invece di spaventare gli altri animali e distruggere tutto provassi a farti degli amici, potresti cercare aiuto. Guarda… -
Fante emette un fischio con la lunga proboscide, e subito alcuni castori escono dalla foresta.
Veloci, tagliano con precisione alcuni alberi, spogliandoli dei rami e realizzando dei perfetti tronchi per la zattera. Un altro fischio diverso, e alcuni uccelli svolazzanti legano con delle liane i tronchi l’uno all’altro.
- Ecco fatto. – Fante è contento della dimostrazione.
La zattera è pronta, e Tinny può finalmente partire. Con un altro tronco appiattito per diventare un remo si spinge lontano dalla riva, salutando Fante. Remare è difficoltoso, con le sue corte braccine, ma dopo alcune ore vede effettivamente un’altra terra avvicinarsi. Eccitato, si sforza ancora di più e velocemente tocca terra.
Con un balzo raggiunge la spiaggia, e annusa l’aria per trovare eventuali pericoli, grazie al potente olfatto. Proprio mentre si incammina verso un sentiero nel bosco oltre la riva, ecco sbucare un’alta giraffa, che cammina dondolando, la testa che oscilla da una parte all’altra sul lungo collo.
Tinny, per abitudine, le ruggisce contro.
Lei, per niente spaventata, si avvicina e si presenta.
- Ciao, sono Raffa. Questa è l’isola delle Giraffe, non sei il benvenuto. -
- Io sono Tinny, e se non te ne fossi accorta, sono un tirannosauro. -
Raffa dondola la testa in tutte le direzioni in modo molto fastidioso.
- Sì. Se proprio insisti, puoi andartene. -
- Non voglio andarmene, sto cercando una tirannosaura…come me. Mi hanno detto che è qui. -
- Ah sì. Tanka. Seguimi. -
La giraffa si volta e inizia a percorrere a balzi incerti il sentiero nella foresta, senza neanche attendere una risposta. Tinny le corre dietro, raggiungendola velocemente.

Giunti in un’ampia radura, dopo pochi minuti, Raffa si ferma di colpo. Al centro sono radunate altre giraffe, una decina in tutto, intorno a quella che sembra una gabbia di legno. Tinny non riesce a vedere bene quello che c’è all’interno.
- Volevi vedere la tua amica tirannosaura? – chiede Raffa.
- Sì – risponde Tinny confuso.
Raffa si avvicina al gruppo, e Tinny nuovamente la segue, abituato a dominare gli altri spaventandoli, e non a situazioni in cui è comandato. Man mano che si avvicina, i dettagli diventano sempre più chiari.
All’interno della gabbia, una bellissima tirannosaura è imprigionata, con dei ceppi che le legano le possenti zampe. Il corpo, completamente bianco, splende illuminato dai raggi del sole a picco sulla radura.
Tinny è abbagliato dalla bellezza di Tanka, e proprio per questo non si accorge della trappola. Improvvisamente le giraffe lo circondano con delle corde, legandolo come un salame. Poi, una volta immobilizzato, costruiscono anche intorno a lui una gabbia come quella della tirannosaura bianca.
Giunta la sera, le giraffe si allontanano per dormire, lasciando soli i due prigionieri.
- Ciao…sono Tinny – si presenta timidamente il nostro amico.
- Io sono Tanka. Che ci fai qui? -
- Sono venuto a salvarti! – esclama lui.
- Ah…bel salvataggio davvero. -
Tinny abbassa lo sguardo, triste. – Beh, io almeno ho provato…ma perché sei in quella gabbia? -
- Mio padre era il re di quest’isola. Le giraffe erano le nostre servitrici, ma un giorno si sono ribellate e hanno ucciso la mia famiglia, imprigionando me. Erano troppe. -
- Capisco…mi dispiace…ah ah ah – scoppia improvvisamente a ridere Tinny.
- Cosa? Ridi ora? Come ti permetti! – gli dice sorpresa e arrabbiata la principessa.
- No io…ah ah ah…aspetta…andate via via! – grida Tinny mentre si contorce in preda al solletico.
Dopo poco alcune formichine scendono dal suo corpo e zampettano sul terreno in mezzo alle due gabbie.
- Ciao! – salutano – siamo Un, Dos e Tres. -
- Cosa fate qui? - chiede arrabbiato Tinny.
- Siamo scappati dal formicaio quando stavi per schiacciarlo. Volevamo vivere un’avventura. – risponde Un.
- Sì un’avventura! – esclamano in coro i suoi fratelli.
- Aiutateci a liberarci! – ordina il tirannosauro.
- E come pensi possano fare? Non possono certo slegarci! – interviene Tanka, infastidita da tutto.
- Beh, un’idea ce l’avrei – risponde Un, confabulando con Dos e Tres. – Va bene fratelli? Andiamo! -
Poco tempo dopo, Raffa la Giraffa arriva galoppando dal folto della foresta, con in groppa le tre formichine.
- Allora? Ma sono ancora qui, non sono scappati! – esclama sorpresa.
- Non ancora – risponde Un.
In quel momento, le tre formichine iniziano a muoversi sul corpo di Raffa, provocandole un fortissimo solletico. La giraffa si getta a terra ridendo e piangendo, cercando di fermare la tortura, ma Un Dos e Tres sono veloci e agili e non si fanno schiacciare. Dopo alcuni minuti, si fermano.
- Bene, ora libererai i nostri due grossi amici, oppure continueremo ancora. -
- Non posso…ah ah ah no va bene, basta! Li libero! -
Minacciata dalle piccole formiche, Raffa fa uscire dalle gabbie e slega i due tirannosauri. Una volta liberi, bastano alcuni ruggiti dei due enormi dinosauri per far scappare a gambe levate lei e tutte le giraffe nel giro di un chilometro.

I due dinosauri, però, sanno bene che la loro libertà è ancora in pericolo. Per questo si affrettano a tornare alla spiaggia, con Un, Dos e Tres sulla groppa, e prendono il mare sulla zattera.
Mentre Tinny spinge con forza il remo per far avanzare l’imbarcazione, una delle formichine che gli era salita sul capo come vedetta inizia a strillare.
- Fermo fermo! -
- Cosa c’è? – gli chiede il tirannosauro. – Non strillare che Tanka sta dormendo. -
- Guarda là! -
Tinny si gira verso la direzione indicata dalle antennine della formica. Ancora distante, ma sempre spiacevolmente troppo vicino, un enorme gorgo fa roteare le acque del mare, che ribollono schiumose.
Subito il dinosauro cerca di far cambiare rotta alla zattera, remando nella direzione opposta, ma la corrente è troppo forte. Anche la principessa si sveglia e tenta di aiutarlo, mentre Un, Dos e Tres emettono gridolini preoccupati per aiutare moralmente i due.
A nulla servono questi sforzi, la leggera imbarcazione è trascinata velocemente all’interno del gorgo, e viene distrutta dalle potenti forze, mentre Tinny e i suoi amici vengono sbalzati in acqua senza riuscire a rimanere a galla.
Tinny si sente trascinare a fondo dal vortice, sempre più giù, le forze che lo abbandonano, e poi più niente.


Il capitano Bullo, un forzuto cane mastino dalle potenti mascelle, è in piedi sulle zampe posteriori, a prua del suo enorme veliero. Una nave maestosa, con tante vele colorate e l’onnipresente e svolazzante bandiera nera con il teschio che la identifica come vascello pirata. State alla larga, ma se vedete questa bandiera, siete spacciati!
Proprio a questo pensa il capitano, in cerca della prossima preda. Mentre guarda l’orizzonte il suo aiutante, un San Bernardo un po’ stupido salvato da Bullo quando era ancora un cucciolo, fa un balzo verso di lui, travolgendolo.
- Cosa fai, Pulce! Stai più attento! -
- Mi scusi capitano…ci sono dei dinosauri in mare! -
- Che cosa? Non è possibile, non li ho visti! -
- Sono a poppa signore, devono essere passati dal gorgo… -
- Ah! Stolti! Bene, portateli a bordo e metteteli con gli altri nella stiva – ordina Bullo.
La ciurma della nave pirata carica i corpi ancora svenuti di Tinny e Tanka che galleggiano nel mare. Gli schiavi pastori tedeschi, rematori e soldati, trasportano i due tirannosauri nella stiva, gettandoli dentro e legandoli.

Dopo alcune ore Tinny apre gli occhi. È sdraiato e sente dolori dappertutto. Si alza e cerca di muoversi ma le corde che lo legano alla parete della stiva lo bloccano. Poi si volta e vede una scena inaspettata: altri due tirannosauri, un maschio e una femmina, enormi e anziani, sono chinati su Tanka e cercano di svegliarla.
La principessa lentamente torna in sé, e appena capisce chi ha vicino, non crede ai propri occhi.
- Padre, madre! Siete vivi! -
- Certo, Tanka. Siamo sfuggiti alle Giraffe con il piano di tornare e salvarti, ma poi siamo stati catturati da questi pirati… -
- Sono così contenta di avervi ritrovati! -
Re e Regina poi guardano il giovane dinosauro. – Lui chi è? -
- Oh, è Tinny, mi ha salvata! – esclama la principessa bianca.
- Non ti abbiamo mai visto, sull’Isola – dice il Re.
- No io vengo…da un’altra isola…pensavo di essere l’unico… -
La Regina ridacchia. – Povero caro. Grazie comunque di aver salvato nostra figlia. -
- Ora però dobbiamo trovare il modo di scappare di qui o sarà stato inutile! – afferma Tinny arrabbiato con sé stesso.
- E come? – dice il Re – queste corde sono magiche, non possono essere spezzate né slegate da chi non lo fa volontariamente. E nessuno tra i cani vuole liberarci. -
Proprio mentre Tinny pensa a una risposta, Pulce entra nella stiva, scendendo la scaletta che porta sul ponte.
- Salve, vi ho portato da mangiare…vedo che i nuovi arrivati sono svegli. -
Il grosso San Bernardo porge alcune ciotole ai dinosauri, il cibo non è un granché ma almeno riempie un po’ la pancia. Per diversi giorni, mentre Tinny continua a pensare senza successo a un piano di fuga, Pulce è l’unico contatto dall’esterno della loro prigione, e ogni volta il cane si ferma per un po’ a parlare con i tirannosauri. Non sembra cattivo come gli altri cani, anzi pare quasi che sia dispiaciuto per i suoi prigionieri.
Cinque giorni dopo essere stati catturati, Tinny ha un’idea.
- Ehi Pulce – gli chiede – il Re mi ha detto che il capitano ti tratta molto male. Ma non sei tu il cane più grosso? -
- Sì, è vero, ma… -
- Perché non sei tu il capo, allora? -
- Io non… -
- Sei sicuramente più forte di Bullo! -
- Ma io non… -
- Cosa? -
- Io non voglio! – piagnucola Pulce.
- Come non vuoi? -
- Io non voglio essere un pirata! Non mi piace rubare, spaventare, imprigionare gli altri! -
- E allora perché lo fai? -
- Bullo mi ha salvato…da cucciolo…e io non so dove andare… -
- Oh beh, potresti venire con noi, se non ti piace stare qua. Liberaci e ti porteremo con noi. -
Pulce scuote la testa, sconsolato. – Non posso mettermi contro Bullo! Non posso! Non mi dire altro, vado via, vado via! -
E così fa.
- Mmm, beh, ci hai provato – esclama Tanka guardando il suo amico.
- Aspetta…vedrai – le risponde Tinny, sicuro di sé.
Per alcuni giorni il cane porta il cibo ai prigionieri senza dire niente. Poi, finalmente, quattro giorni dopo, succede qualcosa.
- Senti, Tinny… – gli sussurra timoroso di farsi sentire – se io vi aiuto a scappare, mi porterete davvero con voi? Anche se sono un cane? -
- Ma certo, sulla mia isola c’è posto per tutti – gli risponde il tirannosauro, dimenticandosi di dire che fino ad allora per lui gli altri animali erano da schiacciare e mangiare.
- E mi promettete che non farete del male agli altri cani? -
- Dovremo comunque riuscire a prendere il controllo della nave… -
- Sì ma senza esagerare… -
- Va bene, non preoccuparti. -
Pulce, rassicurato, inizia a slegare i quattro dinosauri. Le corde magiche cadono a terra facilmente, ma proprio quando sembra tutto andare per il meglio, accade un imprevisto.
- Vi ho visti! Pulce, traditore! Dirò tutto a Bullo! – squittisce una vocina.
- Chi parla? – ruggiscono insieme Tinny e il Re.
- Oh, è Colosso. Vieni qui Colosso! – spiega il San Bernardo.
Dal suo nascondiglio dietro la scaletta si affaccia un minuscolo chihuahua, che zampetta e abbaia contro i grandi animali con un coraggio inaspettato.
- Ora darò l’allarme! -
Pulce compie un balzo e lo afferra gentilmente tra le fauci, senza fargli male, poi lo deposita in mezzo ai dinosauri.
- Aiuto, aiuto, non mangiatemi vi prego! – guaisce il cagnetto.
- E chi ti vuole? Sei tutto ossa – scherza Tinny.
Il San Bernardo e i suoi nuovi amici legano Colosso in modo che non possa avvisare gli altri cani. Poi, si avviano verso il ponte.
- Questo è il piano, Pulce. Tu salirai e farai un po’ di rumore, per distrarre Bullo. A quel punto usciremo noi, lo cattureremo, e spaventeremo gli altri in modo che non si oppongano alla tua…diciamo nomina a capitano. A quel punto ordinerai di fare rotta verso la mia isola e ci porterai in salvo. -
Il grosso cane sorride. – Mi sembra un buon piano. -
Poi, senza aggiungere altro, salta fuori dalla botola sul ponte, e inizia a gridare.
- Bullo, Bullo! Relitto in mare! Nave in vista! -
Il capitano, sempre avido di nuovi bottini, accorre seguendo il suo assistente, senza accorgersi della trappola. Appena vicino e isolato dagli altri cani, anche Tinny e Tanka escono allo scoperto, e senza fatica lo catturano, legandolo con una delle corde prese dalla stiva.
- Bullo non è più il vostro capitano! – ruggisce Tinny, terrorizzando gli altri cani, che pur coraggiosi non potevano certo competere con quattro enormi tirannosauri svegli e liberi.
- Ora prenderete ordini da me! – abbaia Pulce, dimenticandosi della timidezza.
Gli altri cani, che non hanno nessuna intenzione di mettersi contro il nuovo comandante, continuano le loro faccende. La nave inverte la rotta e si dirige nella direzione indicata da Tinny.

Dopo qualche ora di navigazione, Tanka nota qualcosa in acqua.
- Tinny, guarda là! -
Nella direzione indicata dalla principessa bianca, un ramo galleggia tra le onde, e sopra di esso tre note figurine sono stese beatamente a godersi il sole sulla loro zattera improvvisata.
I dinosauri chiamano Pulce, che ordina subito – issate a bordo quel tronco! -
- Un, Dos, Tres! – esclama Tinny felice di rivedere le tre formichine vive. – Che bello avervi ritrovati! -
- Già, anche per noi, ma non si stava male comunque… – ridacchia Un.
- Sì, non si stava male – conferma Dos.
- Non male davvero! Avrò l’abbronzatura più invidiata del formicaio! – scherza Tres.
- Dopo la mia… – precisa Dos.
- No, la mia di più! – ribatte Tres.
- Shhhh silenzio! – li ferma Un, prima che la discussione degeneri.
Tinny e Tanka ridono, mentre la nave prosegue il viaggio senza altri imprevisti.
Tornati alla loro isola, vengono accolti da Fante, che li stava aspettando esattamente nello stesso punto in cui aveva salutato Tinny molti giorni prima. Fante è così, non si sposta molto spesso, una volta appoggiato il grosso sedere in un posto. Vedendoli arrivare, emette un lungo squillo con la sua proboscide, per richiamare tutti gli altri animali.
Scimmie, vari tipi di uccelli, felini, tante altre specie si radunano intorno a Tinny e alla bellissima tirannosaura bianca, con i genitori al seguito. Anche gli alberi muovono le fronde a ritmo della melodia emessa dagli uccelli, per festeggiare.
Un, Dos e Tres vengono invece accolti dalla loro madre, furiosa per la scappatella.

Da quel momento, Tinny fu amico di tutti gli animali, e non li spaventò né mangiò più, dolcemente ma severamente controllato da Tanka, che divenne la sua compagna. E vissero felici e con tanti cuccioli, alcuni scuri come il padre, altri bianchi come la bellissima madre.

FINE